
"Resta di stucco! E' un barbatrucco!"..oh, mamma..ma veramente ho passato la mia infanzia anche a guardare i Barbapapa? Eppure, questa famiglia di extraterrestri piena di buoni sentimenti e amore per la natura, anche oggi darebbe punti a certi cartoni animati senza capo nè coda..così, molto prima dei Puffi, ecco i primi cartoni ecologisti della storia...
La storia
Cominciò tutto con barbapapà, uno strano essere rosa gommoso, capace di trasformarsi in qualsiasi cosa o animale: arrivato sulla Terra, vi incontra un essere della sua stessa natura, barbamamma (mii, che fantasiaaa..). Naturale per i due gommosoni convolare a giuste nozze e mettere in cantiere i pargoli..

Solo, che sul pianeta dei Barba, non serve fatica per far nascere i figli: basta piantare in giardino dei semi colorati ed annaffiarli, che subito i barbottini nascono, già in età adolescenziale. Così, tutti di diverso colore e con caratteristiche ben definite, ecco arrivare Barbabarba, nero e peloso artista di famiglia, Barbazoo, giallo amico degli animali, Barbaforte, rosso sportivo, Barbabravo, blu inventore e riparatore di tutto, e le femmine Barbabella, viola e narcisista, Barbalalla, verde con il pallino della musica, e la studiosa Barbottina, arancione con gli occhiali.

I barbapapà abitano in una strana casa tutta tondeggiante, in pace con i vicini di casa, ma diventano molto operativi quando si tratta di affrontare i nemici della natura, siano essi bracconieri o inquinatori..Cartone indirizzato a un pubblico di bambini, non affronta con troppa convinzione i problemi adolescenziali dei barbottini, e si capisce chiaramente che in casa è la mamma a portare i pantaloni, con barbapapà molto più accomodante nei confronti dei figli..
Il successo
Anticipò le tematiche naturalistiche dei Puffi, e riusciva sempre ad essere divertente con le incredibili barbatrasformazioni dei protagonisti. Al centro anche di un fiorente mercato di merchandising, e con la particolarità di avere due soli doppiatori: Claudio Lippi per i maschi, e Orietta Berti per le femmine. La mitica sigla è opera di Roberto Vecchioni (!!). Fattore anni 80: 8