Un anno di musica: 1989
I numeri uno in Italia
La hit parade italiana di inizio 1989 è dominata dal comico Francesco Salvi, prima con "C'è da spostare una macchina", poi con "Esatto", che tiene dietro le ennesime Jovanottate, tra cui "spicca" "Vasco". Madonna (Like a prayer, "Express yourself", la prima con un video molto contestato dalle comunità cristiane) conferma il suo ruolo di regina delle classifiche, mentre l'estate lancia il duo dei Roxette ("The look", Listen to your heart) e regala un clamoroso successo a Edoardo Bennato, con "Viva la mamma". Gli sconosciuti Rocco & the carnations fanno il botto con la hit dell'estate, "Marina". L'autunno porta invece il fenomeno assoluto dell'anno, la lambada.

È un nuovo ballo sudamericano, portato in Europa dal gruppo dei Kaoma(?), e diffusosi come una malattia, come neanche la disco dance ai tempi della "Febbre del sabato sera". Diventa un autentico fenomeno di costume, come succederà anni dopo con "Asereje", per esempio. Sarà anche la ultima numero uno degli anni 80, vanamente contrastata da Phil Collins con Another day in paradise.

La classifica degli album, se non altro, è invece tutta made in italy, con "Oro incenso e birra" di Zucchero, che ripete gli exploit di "Blues", e Liberi liberi, di Vasco Rossi. Il cantautore emiliano ha attraversato da protagonista tutti gli anni 80, dall'esordio con ultimo posto a San Remo (come Zucchero, del resto) agli album che lo hanno fatto diventare il numero uno del rock nostrano. I due ex trombati del festival lasciano poco spazio alla concorrenza, tra cui si distinguono, comunque, Tina Turner ("Foreign affair"), la prima antologia dei Dire Straits, "Money for nothing", e i Simpy Red ("A new flame"). Al termine di dieci anni, resta da fare un veloce consuntivo: i quattro dischi probabilmente più importanti, nelle categorie "45 giri italiani", "45 giri stranieri", "lp italiani", "lp stranieri" sono stati, a mio modesto avviso, "La donna cannone", "Don't give up", "La voce del padrone" e "The Joshua tree".
I campioni internazionali
In un annata non proprio indimenticabile, trionfa il duo dei Milli Vanilli. "Girl you know it's true", "Girl, i'm gonna miss you", e soprattutto Blame it on the rain fanno di questa giovane accoppiata gli assoluti fenomeni delle classifiche internazionali.

Ma non é tutto oro ciò che luccica: nella primavera del 1990, si viene a sapere che i due nelle canzoni campioni delle hit in realtà avevano messo solo la faccia: la voce era in realtà di un trio di cantanti dietro le quinte, e i Milli muovevano solo la bocca. Lo scandalo che ne segue provoca un forte esaurimento nervoso per uno dei due componenti del duo, che di lì a poco preferirà il suicidio alla vergogna. Tristi storie, negli anni 80 della musica..Nessuno invece trova niente da ridire su un altro duo, i Roxette, che con "The look" e "Listen to your heart" iniziano la scalata alle vette della pop music. Vette raggiunte quest'anno da Paula Abdul, con l'album campione del 1989, "Forever your girl". I Fine young cannibals realizzano una delle canzoni più ricordate del decennio, She drives me crazy, mentre una non giovanissima Cher si propone come sexy star della canzone con "If i could turn back time". La colonna sonora di "Batman" riporta in vetta Prince, o comunque si chiami in questo scorcio di fine anni 80. "Stand" è il primo grande successo di un gruppo americano di cui sentiremo parlare negli anni 90, i R.E.M. Michael Jackson, con "Thriller", e Madonna, con "Like a virgin", sono gli indiscutibili numeri uno degli anni 80, che ci lasciano anche gli U2 come inevitabili campioni delle classifiche.
Meteore di mezza estate
Francesco Salvi sa troppo bene di non essere un cantante per poter rientrare nella categoria delle meteore canore, e perciò cede volentieri il posto a Rocco & the carnations, che con "Marina" riescono a imbucarsi per un mese alla festa delle celebritá prima di tornare alla grigia vita di tutti i giorni (che poeta..). Spiacente, non sono rintracciabili loro foto. Gurdate invece chi ho trovato..

Figlio della luna è il grande successo del 1989 degli sconosciuti Mecano, che poi torneranno subito dopo ad esserlo, sconosciuti: l'impronunciabile "Shooting rubberbands at the moon" propone un gruppo molto interessante, Edie Brickel and the new bohemians, di cui però non si sentirà parlare ancora molto, in futuro. Nascono e muiono in una serata decine di gruppi che hanno qualcosa a che fare con la pallosissima lambada. Si chiudono così gli anni 80 delle meteore, con fenomeni che ricorderemo sempre, come Alan Sorrenti, Alberto Camerini, i Rockets, i Righeira, Falco, Plastic Bertrand, Samantha Fox..anche grazie a loro, gli anni 80 sono stati davvero mitici.
Persi e ritrovati

Sono rari, nella storia della musica, i casi di artisti unanimemente ritenuti punti di riferimento, influenze imprescindibili per stili e generi successivi, e ai Pixies è toccato questo privilegio, tanto da farli ritenere alla critica i precursori del grunge "a la Nirvana" e della musica indie degli anni 90. In Doolittle, uscito proprio sul finire degli anni 80, come del resto nella maggior parte dei loro lavori, riecheggiano note e distorsioni dell'epoca punk, che sembravano perse negli anni del pop, testi sconclusionati, pugni di energia rock alternati a smielate ballate. Un disco straniante e affascinante, spigoloso e accogliente come una coperta di lana, in cui convivono gli opposti, che i Pixies sono maestri nel governare. "Debaser", "Monkey gone to heaven", "Hey" e "Tame" sono il manifesto della rivoluzione che stava arrivando da Seattle, anticipata al crepuscolo degli anni 80 da questo enigmatico, caotico, epico quartetto di Boston.