Il personaggio sportivo dell'anno - 1980
Bjorn Borg, l'orso svedese che conquistò il mondo

Quando, dopo aver perso il quarto set della finale di Wimbledon contro McEnroe al tie-break per 18 a 16, Bjorn Borg si impone 8-6 al quinto, conquistando il suo quinto titolo consecutivo (!!) sull'erba inglese, anche i suoi detrattori devono ammettere che, forse, quel barbuto e barboso svedese è veramente un fenomeno come pochi se ne sono visti nel tennis mondiale. Nell'anno di grazia 1980, l'uomo del Circolo polare artico vince anche il quinto dei suoi 6 Roland Garros, perdendo solo in finale da McEnroe gli US Open. Atleta straordinario, dalla resistenza mostruosa, Borg è il "creatore" di un nuovo tipo di tennis, fatto di grande regolarità e esasperati effetti, tutto giocato da fondo campo: praticamente imbattibile sulle superfici lente, diventa un mostro inavvicinabile anche su quelle veloci, dove gli attaccanti si devono esporre ai suoi tremendi passanti o pallonnetti liftati. Fu una maledizione anche per molti atleti in erba del periodo, convinti che per vincere una partita fosse sufficiente mettersi due metri dietro la linea di fondo campo e aspettare l'errore dell'avversario: i "pallettari" impazzano più dei "paninari", ma non capiscono che la grandezza di Borg è nel suo straordinario fisico da atleta. 6 vittorie a Roland Garros, 5 a Wimbledon, 4 finali senza mai vincere agli US Open, 1 Coppa Davis nello straordinario palmares di uno dei più grandi tennisti di sempre.

Gli avvenimenti
E' anno di Olimpiadi: quelle invernali a Lake Placid, in America, quelle estive, con solo 80 nazioni partecipanti dopo il boicottaggio americano, a Mosca. Le olimpiadi invernali vivono delle imprese del pattinatore americano Eric Heiden, che conquista tutte e 5 le medaglie d'oro del pattinaggio di velocità, con altrettanti record olimpici. La russa Irina Rodnina vince la sua terza Olimpiade consecutiva nel duo di pattinaggio artistico, mentre il suo connazionale Aleksandr Tikhonov arriva a 4 nel biathlon.

Hanni Wenzel mette il Liechtenstein sulle cartine, vincendo slalom e gigante e arrivando 2^ in discesa libera: a fine anno conquista anche la Coppa del mondo assoluta, mentre il fratello Andreas vince quella maschile, bruciando in volata l'immenso Ingemar Stenmark, che qui alle Olimpiadi fà doppietta negli slalom maschili.
Ma il vero evento delle Olimpiadi è la partita che decide il torneo di hockey su ghiaccio, tra gli invincibili russi e la giovane formazione statunitense: 2 settimane prima dei Giochi, in un incontro di esibizione, era finita 10 a 3 per i russi. In una partita dai toni drammatici, gli americani sono sempre dietro nel punteggio, finchè a pochi minuti dalla fine della partita il capitano, il "paisà" Mike Eruzione segna il gol del sorpasso: è un incredibile 4 a 3, che fa nascere la leggenda del "miracle on ice".

L'Italia si accontenta di due argenti nello slittino, sono ancora lontani i tempi di Alberto Tomba...
Se gli americani hanno fatto la parte del leone in casa, i russi approfittano dell'assenza di molti avversari occidentali per dominare le proprie Olimpiadi: l'atleta dei Giochi è il ginnasta Aleksandr Dityatin, che conquista una medaglia in tutte le 8 gare del programma olimpico: 3 ori, 4 argenti e un bronzo. Non gli è da meno il connazionale Salnikov, tre medaglie d'oro nel nuoto e primo uomo sotto la barriera dei 15 minuti nei 1.500 metri. Teofilo Stevenson diventa l'eroe di tutti i cubani vincendo il terzo oro consecutivo nel pugilato, categoria pesi massimi: molti ritengono sia stato uno dei primi 5 pugili della storia, professionisti compresi. I britannici Steve Ovett e Sebastian Coe si fanno la guerra nel mezzofondo: alla vittoria di Ovett negli 800, risponde pochi giorni dopo Coe nei 1.500. Grandi Olimpiadi nell'atletica anche per l'Italia, con Sara Simeoni sul tetto del mondo nel salto in alto, e Pietro Mennea re dei 200 metri 20 anni dopo Berruti.

Con gli ori, tra gli altri, di Damilano nella marcia e di Oliva nel pugilato, l'Italia è 5^ nel medagliere finale.
Pur se oscurati dalle due rassegne olimpiche, anche gli altri sport producono i propri campioni: Alan Jones su Williams vince il mondiale di formula 1, Bernard Hinault realizza l'accoppiata
Giro d'Italia-Campionato del mondo, la città di Torino fà una clamorosa doppietta di Coppe dei campioni, vincendo quella maschile di pallavolo e quella femminile di pallacanestro. L'Italia del tennis arriva in finale di Coppa Davis, ma perde dalla Cecoslovacchia, battuta dal giovane Lendl e dai clamorosi furti arbitrali.
A tutto calcio
L'Inter del sergente di ferro Bersellini, illuminata dal genio di Beccalossi e trascinata dai gol di Spillo Altobelli (tre in un clamoroso Inter-Juve 4 a 0) è campione d'Italia, mentre Milan e Lazio vengono retrocesse in serie B quando lo scandalo del "Totonero" raggiunge il suo picco. Coinvolti moltissimi giocatori, tra cui anche Paolo Rossi. Nell'anno, si tiene in Italia anche la fase finale dei Campionati europei, e l'Italia butta via la possibilità di arrivare in finale con uno scialbo pareggio contro il Belgio, che poi la finale la perde ad opera dei tedeschi, che diventano gli ovvi favoriti per la prossima edizione dei mondiali. Per il secondo anno consecutivo, il Nottingham Forest di Peter Shilton vince la Coppa dei campioni, superando in finale l'Amburgo; il Valencia vince la Coppa delle coppe, l'Eintracht Francoforte una finale tutta tedesca della Coppa Uefa.

Pianeta USA
Un anno dopo la memorabile finale del campionato NCAA, tutti si aspettano di vedere di fronte nella finale NBA i due rookies d'oro del basket, Larry Bird e Magic Johnson. Ma mentre i Lakers vanno in finale, i Celtics si fermano davanti alla classe immensa di Julius Erving: la finale è Los Angeles-Philadelphia. Con la serie sul 3 a 2 per i Lakers, Kareem Abdul Jabbar si infortuna a una caviglia e salta la decisiva gara 6 a Philadelphia: senza il loro centro, i Lakers si affidano al rookie, Magic Johnson, teoricamente una guardia: Magic risponde con 42 punti, 15 rimbalzi e 7 assist, vincendo il primo anello della sua straordinaria carriera.

I Philadelphia Phillies vincono le prime World series della loro lunga storia, mentre Terry Bradshaw e Franco Harris conducono i Pittsburgh Steelers nella leggenda, con il loro quarto Superbowl.